Una donna

Una donna
Dopo aver attraversato il tempo — materia invisibile, sospesa, interiore — Il tempo, una donna, la città compie il suo primo vero gesto narrativo: fa apparire una presenza. Non un evento, non un’azione, ma un volto che lentamente prende forma. È la donna, e il suo ingresso nel brano non ha nulla di realistico: non arriva, non si presenta, si manifesta.
La sua apparizione segna un passaggio decisivo. Se il tempo era lo spazio dell’attesa, la donna è ciò che rende quell’attesa abitabile. È la figura che consente al soggetto di avanzare, non perché spieghi, ma perché indica una direzione.
La donna non è introdotta come individuo, ma come immagine:
“nata alla mente prima che agli occhi”.
Questo scarto percettivo rivela subito la sua natura simbolica. Non è qualcuno che si incontra per caso, ma qualcuno che si riconosce. Esiste già, in una zona profonda della coscienza, prima ancora di essere vista. È memoria che prende corpo, intuizione che si fa figura.
Nei Pooh di metà anni Settanta la donna smette di essere oggetto narrativo o sentimentale e diventa principio di mediazione: tra passato e presente, tra silenzio e parola, tra individuo e mondo.
Quando parla, la donna non chiarisce. Le sue parole non spiegano, non definiscono:
“Ciò che spiegarti forse neanch’io saprei”.
È un passaggio centrale. La donna non possiede il sapere nel senso razionale del termine. Non è maestra, né profeta. È colei che accompagna, che invita a vedere, non a capire. La sua funzione è aprire uno spazio di esperienza, non chiuderlo in una formula.
In questo senso, la donna è profondamente diversa da qualsiasi figura femminile stereotipata della canzone popolare: non consola, non promette, non salva. Conduce.
Seguendola, il soggetto lirico sente i propri passi diventare “più veri”. È una formula straordinaria. La verità non riguarda ciò che si vede, ma come si cammina. La donna non cambia il mondo: cambia lo sguardo di chi lo attraversa.
È solo grazie a lei che il tempo sospeso comincia a popolarsi di segni, e che la città, ancora lontana, inizia a preparare il proprio ingresso.
Quando, più avanti, la donna rivela il volto, emerge un’altra caratteristica decisiva: la sua inviolabilità. Non è stata “violata dall’iniquo tempo”. Non perché sia eterna, ma perché appartiene a una dimensione che il tempo non consuma: quella della memoria emotiva, della coscienza profonda.
È una figura insieme forte e fragile, luminosa e vulnerabile. Non domina il tempo, ma lo attraversa senza esserne distrutta. In questo risiede la sua potenza simbolica.
Con la donna, il viaggio cambia natura. Non è più solo interiore, ma sta per diventare collettivo. Lei è il punto di passaggio: senza di lei, la città resterebbe muta; con lei, le voci possono emergere.
La seconda parte del brano si chiude così su una promessa: quella di un luogo che non è solo spazio, ma umanità, che non è solo scenario, ma destino condiviso.
© 2026 𝓵𝓪 𝓕𝓪𝓽𝓪 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓪 𝓛𝓾𝓷𝓪

“Quel tanto in più” si colloca tra i brani più sottili della loro produzione, perché affronta l’amore non nella sua fase nascente o conclusa, ma in quella più difficile da ...

Ancora un risultato importante. Il concerto trasmesso in tv da Canale 5 Pooh 60 La Nostra Storia, registra il 18.1% di share, ma soprattutto bello vedere l’Arena di Verona gremita ...

Sessant’anni di storia non si celebrano soltanto con un concerto. Si celebrano con emozioni vere, con la pelle d’oca, con gli occhi lucidi e con migliaia di persone che restano ...

Il Team di RadioPooh

Redazione e Contenuti

Archivio Visivo e Immagini