In questa estate in cui, per noi italiani, i Mondiali di calcio sono rimasti un miraggio e un sogno spezzato, la memoria corre inevitabilmente a quel magico 9 luglio 2006.
“Il cielo è azzurro sopra Berlino” disse lo speaker, consegnando alla storia una frase che ancora oggi emoziona. Un cielo azzurro come la nostra Nazionale, ma anche come “Cuore Azzurro”, l’inno di quei Mondiali scritto dai Pooh e cantato insieme agli Azzurri.
Fu un progetto speciale, firmato da tutti: Valerio Negrini e Stefano D’Orazio per il testo, Roby Facchinetti, Red Canzian e Dodi Battaglia per la musica.
E qui concedetemi anche un pizzico di sano orgoglio: i Pooh hanno scritto e cantato l’inno dei Mondiali del 2006… e l’Italia ha alzato la Coppa del Mondo. Da allora non è più successo. Coincidenza? Probabilmente sì… ma noi preferiamo pensare che, almeno un po’, abbiano portato bene!
Ma “Cuore Azzurro” non fu soltanto una canzone legata a una straordinaria avventura sportiva. Grazie al sostegno della Federazione Italiana Giuoco Calcio, di Rock No War e della Fondazione Don Carlo Gnocchi, i fondi raccolti dalle vendite si trasformarono in qualcosa di concreto: la creazione di una cooperativa artigianale in Sierra Leone, per offrire lavoro, dignità e un futuro ai bambini soldato e alle vittime della guerra.
Forse è anche questo il significato più bello di quel “Cuore Azzurro”: non soltanto vincere una Coppa del Mondo, ma dimostrare che sport e musica possono lasciare un segno che va ben oltre il campo da gioco.
E, a vent’anni di distanza, quel cuore continua a battere. Azzurro come il cielo di Berlino. Azzurro come un sogno diventato realtà.

