Giorni infiniti, estati infinite.

A volte le estati non finiscono davvero.
Non se ne vanno: si nascondono dentro una canzone, in un tramonto che non smette di bruciare, nel vento caldo di una sera che sa di ricordi e di vita vissuta.
E ogni volta che parte quel brano…
non stai più ascoltando musica: stai tornando indietro nel tempo.
“Io sono vivo” e senti ancora quella voglia di respirare la vita a pieni polmoni e di mordere la vita.
Chi non ricorda “Cercami” e riaffiora il “Na, na-na, na-na-na-na-na-na-na” cantato e stonato a squarciagola in motorino o intorno ad un faló in riva al mare.
“Canteró per te” e la leggerezza di assaporare la nascita di un nuovo amore che può essere anche follia.
Sono canzoni che non hanno semplicemente accompagnato le nostre estati.
Le hanno abitate.
Sono rimaste dentro fotografie ingiallite, dentro automobili con i finestrini abbassati, dentro amori appena iniziati o già finiti, dentro sogni che allora sembravano eterni, ma finivano al primo temporale di settembre.
E forse è questo il regalo più grande della musica:
non ci restituisce il passato… ci restituisce le emozioni che avevamo dimenticato di aver provato.
Così basta una nota.
Una sola.
E improvvisamente siamo di nuovo lì.
Più giovani.
Più leggeri.
Con il cuore aperto davanti a un’estate che sembrava non dover finire mai.
Perché certe canzoni non passano.
Aspettano.
Aspettano che un giorno, per caso, le riascolti…

A volte le estati non finiscono davvero. Non se ne vanno: si nascondono dentro una canzone, in un tramonto che non smette di bruciare, nel vento caldo di una sera ...

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